lunedì 21 settembre 2009

SUCCEDE A DAMASCO

A Damasco capita di trovarsi in un suq e di perdersi nelle contorte vie della città vecchia, tra commercianti di kefie, saponi e artigianato.
Succede a Damasco di entrare una moschea, contemplarne la  bellezza architettonica, tutto quel verde color Islam, e rimanere assorti a guardare l’umanità che si affolla nel cortile interno.
 Infatti, succede a Damasco che la moschea si trasformi in piazza, in luogo d’incontro, di chiacchere tra donne,
di accordi tra uomini, di giochi fra bambini. La moschea a Damasco si trasforma in ludoteca, i suoi tappeti sono un invito alle capriole, il pavimento scivoloso un  di invito al gioco del “pigliatutti”.


Succede a Damasco di sorprendersi nell’assistere allo straziante pianto delle donne davanti alla tomba della
pronipote di Maometto, all’interno della moschea sciita.
Succede che quando sono le sei del pomeriggio tutti i minareti cantino all’unisono e nella città non si senta
altro che il richiamo alla preghiera. Succede a Damasco di sentirsi immersi nel misticismo.
Succede a Damasco di fermarsi a contrattare per qualsiasi cosa si voglia comprare. E succede di sentirsi uno
stupido turista europeo.
A Damasco succede di vedere bambini al lavoro, che spingono carreti, che chiedono l’elemosina controllati da
un altro ragazzotto, che dipongono la frutta nel mercato della città vecchia.
La sera a Damasco succede di sentirsi in “Le mille e una notti” e girare per le vie con tutti i sensi spalancati
al nuovo.
A Damasco succede di incontrare sagome nere, del tutto nere, camminare per strada come ombre. Quelle sagome sono donne, avvolte in mantelli e veli, di cui non si intravedono neppure gli occhi.
Succede di imbattersi in negozietti di biancheria intima sexy e leopardata e di succinti costumi per la danza del
 ventre. E di lasciarsi scappare un sorriso amaro.
Succede di sorseggiare il lemun ma nana più fresco mai provato, l’hummus più gustoso e fermarsi a scherzare con il cameriere.
Succede a Damasco di avere il mal di testa per il troppo osservare, sentire e cercare di capire.
Succede che si crei un improbabile gruppo di amici: una coppia nordica, una pop star svedese, un ironico
franco-inglese, due cooperanti italiani.
Succede anche di aprire una porta e trovarsi in un party con musica altissima, giovani disinibiti che si lanciano
 in danze e risate.
A Damasco succede di conoscere un ragazzo argentino, che ha scelto di vivere per un po’ nel Middle East per
 studiare in una scuola coranica, dopo essersi convertito 7 anni fa all’islam. Sette anni fa era il 2002 e
l’Argentina attraversava il periodo più nero della crisi economica e sociale; succedeva a Buenos Aires e in
tutto il Paese che tanti cercassero delle risposte. E che qualcuno le trovasse in un libro sacro. Ma questo è
un altro continente, questa è un’altra storia.
Succede di tornare alla terra dei beduini, del deserto e dell’onnipresente volto del re.
Succede di avere nelle orecchie il solito Welcome (back) Jordan, straniero itinerante.


                                - Valentina Pomatto -

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