lunedì 21 settembre 2009

LA CITTA' APERTA


Gerusalemme è una città tanto fantastica quanto strana..Si respirano nell’aria secoli di storia e di tradizioni di diverse popolazioni e ceppi religiosi. Camminare per il suq e sentire il profumo delle spezie arabe mentre due ragazzi ebrei passeggiano leggendo e recitando preghiere…. I suoi cunicoli infiniti, la via dolorosa dove si racconta che Gesù portò la croce..Il muro del pianto…Un muro che visto da lontano sembra unire due tra le più importanti moschee musulmane..da quest’immagine ho iniziato a rendermi conto di quanto è complessa la situazione..

Visto da vicino il muro trasmette la sua maestosità e il suo enorme significato per il popolo ebreo. Un luogo di ritrovo dove le persone “piangono”, pregano con tutto il corpo senza sosta, rivolti verso un mattone, con i fucili appoggiati mentre i militari recitano le loro preghiere…E subito dietro questo muro vi si trova la spianata delle moschee, il paesaggio cambia completamente, centinaia di musulmani che 5 volte al giorno si recano in preghiera. Due religioni che seguono rispettivamente la legge islamica e quella ebraica, gruppi fondamentalisti che cercano l’affermarsi dei propri diritti.


Nei giorni in cui sono stato a Gerusalemme c’è stata la festa per l’anniversario della nascita dello stato di Israele, la parte Ovest della città era in festa, per la parte Est invece si celebrava una tragedia. I sionisti in particolare pregavano senza sosta alle undici di sera al Muro, mentre il suq era completamente deserto…Una ragazza ci ha raccontato che durante la celebrazione della festa i musulmani non possono avvicinarsi ai posti di controllo o vengono portati in caserma o arrestati.
Padre Ibrahim Faltas è il parroco di Gerusalemme, un frate francescano. Ci ha parlato della situazione a Gerusalemme. E’ il frate che nel 2002 si trovava nella Basilica della Natività a Betlemme mentre centinaia di carri armati entravano nella città per assediarla durante la seconda Intifada. Oltre 250 palestinesi armati, anche di vari gruppi estremisti come Hamas, si sono rifugiati nella Basilica cercando di fuggire al massacro. Il frate con gli altri fratelli decise di chiudere le porte all’esercito e rischiare la vita per salvare il gruppo di palestinesi. Iniziarono così giorni di angoscia, un assedio durato 39 giorni. Da una parte l’esercito più preparato e forte del mondo e dall’altra un frate qualunque ma con una forza e un coraggio unici.

L’esercito fin da subito ha tagliato acqua, luce e gas agli assediati. Il Patriarca ortodosso ha deciso di consegnarsi alle autorità israeliane. 39 giorni di agonia, costretti a cibarsi dell’erba del prato del chiostro e delle foglie degli alberi. Padre Ibrahim perse 18 kg. L’esercito chiedeva di consegnare i palestinesi 50 volte al giorno. Nonostante la mancanza di corrente e acqua, inspiegabile è il fenomeno per cui un unico rubinetto e un’unica presa in tutta la Basilica continuassero a funzionare..Ci sono testimonianze israeliane e arabe su questo fenomeno che ha del miracoloso.
Grazie alla tecnologia l’esercito riuscì a penetrare diverse volte e a sparare sulla folla…“Non ha mai sbagliato un colpo”. Furono costretti a tener 20 uomini senza vita nella speranza di poter celebrare loro un funerale degno di un essere umano.
L’intervento degli Stati Uniti per risolvere il problema rincuorava i frati di 16 nazionalità diverse che si trovavano all’interno della Chiesa crociata. Questa luce di speranza si spense quasi subito: la mediazione americana si rivelò inutile.  I palestinesi stremati e rassegnati volevano che venissero aperte le porte per poter andare incontro alla loro sorte. Padre Ibrahim con i fratelli cercò di trattenerli per evitare una carneficina. Intervenne Papa Giovanni Paolo II che telefonò al frate in persona per dargli forza ed esprimergli la sua solidarietà. I palestinesi convinti decisero di resistere e l’assedio giunse al termine il quarantesimo giorno…lo stesso in cui smise di dare acqua l’unico rubinetto funzionante…Si evitò così l’ennesima strage in Terra Santa…
L’affermazione che mi ha fatto più rabbrividire credo sia stato quando padre Ibrahim che vive da 20 anni in Terra Santa ha detto che la situazione dal 2000 ad oggi è peggiorata e che non si arriverà a una conclusione per ora.
Il frate stesso fa parte dei custodi del  Santo Sepolcro, simbolo più importante della cristianità che racchiude simboli della morte, crocifissione e risurrezione di Gesù.
 Quatto fedi cristiane vi convivono: Cattolici, Armeni, Ortodossi e Copti. Per immaginarsi il Santo Sepolcro non si deve pensare a una Chiesa normale ma a una grande scatola rettangolare dentro la quale infilo tante altre scatole più piccole. Ci sono voluti 10 anni perché queste quattro fedi si mettessero d’accordo per poter riparare il tetto..Immaginate da quanto stanno discutendo per restaurare la Tomba..Ogni scatolina spetta a una confessione piuttosto che a un’altra e guai a sconfinare..i risultati li abbiamo visti tutti in televisione..Tanti uomini che fan la lotta tra di loro per il Santo Sepolcro che in fin dei conti come ci ha detto padre Ibrahim non è altro che “una tomba vuota”. Da una parte un muro che i palestinesi non possono attraversare, dall’altra due processioni nello stesso luogo di culto e guai se una calpesta il pavimento dell’altra..
[…]

Con un’amica che lavora a un progetto internazionale un pomeriggio abbiamo incontrato una ragazza israeliana di 18 anni che si è rifiutata di fare il servizio militare che in Israele è obbligatorio, 2 anni per le donne 3, per gli uomini.
Ci racconta che alla nascita ti viene già consegnata la matricola con cui ci si deve presentare una volta finita la scuola secondaria. Si nasce militari in Israele. Alcune persone, poche, come lei si rifiutano di impugnare il fucile per effettuare il servizio militare. Questo comporta un processo militare dove ci si deve difendere da soli, senza avvocati…18 anni…L’unico modo per evitare il servizio militare è avere precedenti penali gravi, essere persone con problemi fisici o mentali o dichiararsi pacifisti e difficilmente ti credono. Al suo processo  lei era sola, i servizi segreti già avevano un fascicolo contenente testimonianze riguardo il suo attivismo contro il servizio militare sin da quando aveva 12 anni. Le han dato 24 ore per presentarsi in caserma, si è presentata e quando le è stata consegnata la divisa si è rifiutata di indossarla…18 anni… pagando le conseguenze con l’arresto. Si susseguirono così diversi mesi passati dentro e fuori il carcere in modo saltuario finché non ti viene riconosciuta l’infermità mentale e puoi uscire… Facile immaginare le conseguenze in una società dove nasci militare, dove i format per lavorare contengono sempre la voce dove hai prestato il servizio militare?, dove tutti i tuoi amici che han la tua età sono partiti per il servizio e tu sei rimasta sola a fronteggiare chiunque a partire dalla tua famiglia… Tutto questo per aver espresso il tuo dissenso riguardo il servizio militare… tutto questo a 18 anni… Ho immaginato com’ero a 18 anni e non potevo che provare imbarazzo davanti a questa ragazza…
Queste sono solo poche righe di quello che ho colto in una settimana trascorsa in un bellissimo paese che è Israele..interessante sotto molteplici punti di vista… Gerusalemme, la città aperta…così viene definita ma sinceramente ho un’altra concezione di apertura…
Attraverso questi incontri che abbiamo fatto mi sono accorto che si sono trovati diversi punti d’accordo tra israeliani e palestinesi, basta vedere Arafat e Sharon che si erano accordati su profughi, sulla questione del muro, sull’embargo, sulle armi e i conflitti…finchè non arrivarono alla questione Gerusalemme…saltò tutto..La culla delle tre religioni monoteiste più grandi del mondo…una città magica che non potrà appartenere mai a nessuno..
Questa è la democrazia trasmessa all’estero da Israele, sembra un tunnel buio di cui non si vede ancora la fine...

Emanuele Ferragatta

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