venerdì 16 ottobre 2009

IL MOVIMENTO ANTI-MGF IN GAMBIA

Una toccata e fuga in questo pezzetto di terra, un piccolo stato che nasce all’interno del Senegal, baluardo della colonizzazione inglese con uno sbocco sull’Oceano Atlantico.

Solo cinque giorni, il tempo di preparare gli ultimi aspetti logistici del workshop con i parlamentari, parteciparvi e fare un breve follow-up (in gergo “cooperante”) con la ONG partner locale.

Cosa sismo andati a fare in Gambia, in concreto?

No Peace Without Justice e l’organizzazione gambiana GAMCOTRAP hanno organizzato un workshop di una giornata, rivolto a parlamentari, membri del governo, con il coivolgimento di donne, rappresentanti della societá civile e leaders religiosi, con l’obiettivo di fare pressione sui parlamentari e i legislatori per adottare una legge che proibisca e sanzioni le mutiliazioni genitali femminili in Gambia.


Dei 28 paesi in cui si praticano mutilazioni genitali femminili, 18 hanno giá legiferato proibendole.

In Gambia l’80% delle donne e delle bambine ha subito e subisce mutilazioni genitali femminili, che vanno dalla sunna (quella piú lieve, che consiste in una piccola incisione clitoridea) all’infibulazione vera e propria.

Ogni forma di mutilazione genitale femminile causa gravi conseguenze dal punto di vista psichico, fisico, di salute riproduttiva e sessuale e, infine, costituisce un mezzo per controllare il corpo, la sessualitá, la castitá della donna e la conseguente sottomissione all’uomo.

Le MGF (mutilazioni genitali femminili) di ogni tipo rappresentano una seria violazione dei diritti umani delle donne ed una prova della loro discriminazione sociale.

Essendo una pratica tradizionale, talvolta giustificata erroneamente sulla base della religione, si tratta di un argomento particolarmente delicato. I relativisti piú accaniti affermano che la lotta alle mutilazioni genitali femminili sia una battaglia condotta dall’occidente, che disprezza e non capisce le culture locali, e dunque sia una forma di “neo imperialismo” culturale. “Con quale diritto gli attivisti e le femministe occidentali vengono a dire cosa sia giusto e cosa non lo sia?”

Non é subito facile confrontarsi con queste critiche, peraltro abbastanza comuni e “facili”. L’occidente ha un senso di colpa storico e qualsiasi azione nell’ambito dei diritti umani dove essere il piú possibile rispettosa, attenta, participativa. Eppure, non possiamo negare l’universalitá dei diritti. Diritti che spettano a tutti, che sono stati riconusciuti a livello universale e per i quali donne e uomini in ogni parte del mondo si battono. Il relativismo a volte puó essere estremamente pericoloso ed arrivare a negare i diritti fondamentali e la dignitá umana, in nome di un presunto “rispetto verso le altre culture”.

In Gambia, cosí come in molti atri Paesi interessati dalle mutilazioni genitali femminili, vi sono molte associazioni locali che portano avanti campagne di sensibilizzazione per convincere le comunitá ad abbandonare questa pratica nefasta. Sono sostenute, soprattutto finanziariamente, da organizzazioni straniere, ma le iniziative nascono in loco, dalla gente del paese, dalle donne e attiviste per i diritti delle donne. Pensare che tutti si conformino ed accettino la cultura dominante é un errore, e´come voler vedere solo una parte della realtá. Seppur ci siano delle resistente nell’abbandonare la pratica, soprattutto nei settori piú conservatori e religiosi della societá, vi é parallelamante un forte movimento interno che chiede l’abolizione delle mutilazioni genitali femminili.

In molte comunitá, a seguito di campagne di sensibilizzazione alla tematica, i capi di villaggio e gli imam stessi hanno preso posizione contro le mutilazioni genitali.

Un capo di villaggio, durante l’incontro con i parlamentari, é intervenuto dicendo: “Dobbiamo guardare alla cultura con nuove lenti; non tutto ció che appartiene alla cultura di un popolo é positivo e debe essere mantenuto”.

Nel corso del workshop, é emerso come fosse la stessa societá civile del Gambia a chiedere a gran voce ai parlamentari la formulazione e l’adozione di una legge contro le mutilazioni genitali femminili.

In un Paese in cui la libertá di espressione é fortemente messa in pericolo, in cui il Presidente minaccia gli attivisti per i diritti umani ed incarcera i giornalisti che gli si oppongono, é stato emozionante e significativo percepire come la gente chieda un cambiamento.

Penso che il nostro ruolo complesso e controverso di “occidentali” non possa che essere quello di sostenere questi settori della societá locale, che nel tempo crescono e si rafforzano, diventando una voce sempre meno isolata.
-Valentina Pomatto-

Nessun commento:

Posta un commento