Tradizioni millenarie, il tempo scorre lento, l'anzianita' come un valore fondante della societa' e sullo sfondo l'immutabile catena montuosa dell'Himalaya, la quale costringe lo sguardo verso alto. Giù, fra le verdissime risaie, bambini festosi scorrazzano con le loro uniformi sgargianti. Sono tanti i bambini in Nepal. Con occhi grandi e profondi ti osservano con bramosa curiosità, e senza vergogna ti indicano a chi gli sta accanto domandandogli chi sei e che cosa fai con quella strana macchina fotografica.
E proprio fra di loro, ignari spettatori della società circostante, potrebbe nascondersi la prossima kumari, ovvero la dea bambina che ha il potere di indirizzare il destino del paese. Colei che, tramite semplici gesti costantemente monitorati e interpretati dai sacerdoti, darà un senso alla vita dei 23 milioni di nepalesi. Infatti, il
privilegio di divenire kumari, ossia l'incarnazione della potente Dea Taleju Bhawani, conosciuta in India come Durga, è consentito soltanto ad una bambina. Questa viene meticolosamente scelta tra la casta buddista degli orafi ed argentieri che risiedono a Kathmandu da almeno tre generazioni e deve appartenere all'etnia dei newar shakya, la stessa dell'immortale Buddha. Dunque, la predestinata sarà costretta ad abbandonare la vita mondana e la propria famiglia per assumere le sembianze mistiche della divina kumari e innalzarsi così allo status di Dea, seppur bambina, in mezzo ai comuni esseri viventi.
Secondo la tradizione popolare, la Dea Taleju Bhawani
privilegio di divenire kumari, ossia l'incarnazione della potente Dea Taleju Bhawani, conosciuta in India come Durga, è consentito soltanto ad una bambina. Questa viene meticolosamente scelta tra la casta buddista degli orafi ed argentieri che risiedono a Kathmandu da almeno tre generazioni e deve appartenere all'etnia dei newar shakya, la stessa dell'immortale Buddha. Dunque, la predestinata sarà costretta ad abbandonare la vita mondana e la propria famiglia per assumere le sembianze mistiche della divina kumari e innalzarsi così allo status di Dea, seppur bambina, in mezzo ai comuni esseri viventi. Secondo la tradizione popolare, la Dea Taleju Bhawani
si insinua periodicamente nel corpo di una giovane vergine al fine di poter osservare da vicino gli uomini e i loro comportamenti scellerati. E li dentro essa rimane rinchiusa finche' la fanciulla, divenuta una donna, perde la sua purezza con il primo mestruo, qualsiasi perdita di sangue o il giungere di una malattia. Quello è il segno che scandisce il distacco della Dea da un corpo ormai mortale e fallace e la spinge alla ricerca di un nuovo organismo incontaminato. Ma i fedeli non possono sopravvivere a lungo senza la propria luce guida, sprigionata attraverso gli occhi vivaci di una bambina divenuta divina, e così da subito si iniziano le spasmodiche ricerche della nuova reincarnazione della Dea Taleju Bhawani. La scelta di una nuova kumari avviene in parte grazie alla corrispondenza con ben 32 caratteristiche fisiche, o perfezioni, che fanno della bambina candidata l’unica incarnazione possibile della splendida, ma allo stesso tempo temuta, Dea. Ma solo una volta superata l’ultima prova, la quale farebbe venir meno le forze anche gli uomini più valorosi
dell’impero, la bambina potrà dimostrare di essere davvero l’incarnazione vivente di un essere superiore. La prova consiste nel dimostrare di non temere la morte e le lugubri tenebre che l’avvolgono, le quali si presenteranno dinnanzi a lei nelle vesti di spaventosi corpi mozzati e sanguinolenti all’interno di una stanza buia e isolata dal mondo esterno. Chi può essere così impavido da affrontare senza paura le forze oscure, se non chi è al di sopra dei mortali, e chi di tutti i viventi è la guida? La Dea bambina non può infatti temere la morte, in quanto la sua condizione celestiale la assolve temporaneamente da tale supplizio e la confonde con l’infinita schiera di figure sacre che regnano nel mondo induista. Lei sola, avendo il proprio corpo invaso dallo spirito divino, potrà superare la prova estrema e vivere per alcuni anni come un essere superiore in mezzo ai fallaci mortali. Cosi' avviene e avverra' per sempre in questa valle schiacciata dalle montagne piu' alte del mondo. Qui, dove ad ogni angolo di strada si diffonde un dolce profumo di fiori freschi, sistemati con cura intorno a piccoli stupa o templi, ognuno dedicado a chissà quale strana divinità con la testa d’elefante, decine di braccia o armata di tridente. Qui, dove il divino è presente in ogni cosa. In ogni parte di Kathmandu si è infatti costretti a sentire l’odore forte dell’incenso che viene utilizzato per adulare gli dei e che riesce ad insinuarsi ovunque. Pure nella stanza della kumari, situata al terzo piano di un vecchio palazzo nel centro della città, l’aria è satura di profumo sacro. Mentre lei giace divinamente su uno stuolo di petali, al di fuori orde di discepoli aspettano che quella Dea bambina, strappata troppo presto ai suoi giochi adolescenziali, si affacci alla finestra. Sperano che lei, con un semplice sguardo o sorriso, possa accendere in loro fugaci speranze di redenzione. I desideri che accomunano tutti gli umili fedeli sono solitamente legati a questioni pragmatiche e puramente terrene, come la buona riuscita del raccolto venturo o la guarigione del proprio figlio malato. Ma la divina giovane, i cui piedi non possono mai calpestare la contaminata e sporca terra, ha pure il potere di destinare terribili sciagure, quali la morte o pesanti sofferenze, a qualsiasi fedele accorso alla sua finestra, sia esso addirittura il sommo re. E ciò viene comunicato solamente attraverso il versamento di una leggera lacrima o con una smorfia. Così, coloro che aspettano speranzosi un segno propizio si stringono, dinnanzi alla sua figura, nervosamente tra loro, turbati dalle possibili conseguenze nefaste della propria visita. E’ così, colei che un tempo giocava in un qualsiasi cortile polveroso della città imperiale, ora decide del destino di molti.
Sono passati ormai un paio di anni dal mio viaggio per le valli nepalesi e nel frattempo nel lontano paese molto è cambiato. Infatti, dopo una lunga guerriglia combattuta tra le pendici innevate delle altissime montagne, le forze maoiste guidate dal compagno Prachanda hanno conquistato il potere, eliminando la figura reale che indiscussa dominava da secoli la regione. Gyanendra, ultimo re del Nepal, ha dovuto farsi mestamente da parte dopo la proclamazione della repubblica e il positivo svolgimento delle prime elezioni democratiche nella storia del paese, le quali hanno visto la vittoria dei maoisti. E ora non gli resta che osservare amaramente l’avviarsi del processo di secolarizzazione messo in atto dalle forze rivoluzionarie.
Sono dunque finiti i tempi in cui il sovrano del Nepal si recava a fare vista alla kumari e, sperando di riceverne in cambio un gesto propizio, le baciava umilmente i piedi in segno di devozione e sottomissione alle forze divine a lui superiori. Per ora la kumari, con ancora il trucco pesante a marcarle il volto, continua a risiedere nel suo antico palazzo e le visite dei numerosi fedeli provenienti dalle valli più remote dell’impervio Nepal, oltre che dalla regale Kathmandu, non accennano a placarsi. Daltronde è pressochè impossibile cancellare o tentare di diminuire il peso che la religione ha ancora all’interno della vita di ogni singolo cittadino nepalese. La speranza, la cultura e la fede sono una cosa sola tra le eterne montagne himalayane, le quali fanno da scenario mozzafiato alla faticosa entrata del Nepal nell’era moderna.
-Carlo Giovannone-



Nessun commento:
Posta un commento