Aeroporto Charles de Gaulle, Parigi. Siedo al tavolino di un caffé, aspettando il treno che da Parigi mi riporti a Bruxelles, dopo tre settimane in Burkina Faso. Stanca, con ore di sonno arretrato, un po’ sconnessa dal mondo...
Tre settimane così veloci, intense ed occupatissime, che non mi hanno lasciato il tempo per assaporare Ouagadougou. Ouagadougou per me è polvere, ronzio di motorini (ce ne sono a centinaia sulle strade), volti... quanti volti!
L’organizzazione della conferenza “Dal Cairo a Ouagadougou: verso l’interdizione totale delle mutilazioni genitali femminili” nella quale sono stata inserita, ha implicato il contatto con una grande varietà di persone.
Un contatto lavorativo con fornitori, autisti, personale del protocollo, partecipanti, ambasciate, ospiti. Un contatto più stretto con il team dell’organizzazione, che ha lavorato senza sosta ma con divertimento su contenuti e aspetti logistici.
Un contatto lavorativo con fornitori, autisti, personale del protocollo, partecipanti, ambasciate, ospiti. Un contatto più stretto con il team dell’organizzazione, che ha lavorato senza sosta ma con divertimento su contenuti e aspetti logistici.
Non potevo immaginare che dietro ad un giorno e mezzo di conferenza ci fosse un lavoro così lungo e intenso, con moltissimi elementi da prendere in considerazione. Sono state settimane frenetiche, tra firme di fatture, incontri con partner locali, corse per la città (dalla banca - all’hotel - alla sala conferenze...) fino ad una cena danzante nel palazzo della Première Dame del Burkina Faso, impegnata nella lotta contro l’escissione.
Vari problemi, contrattempi, piccole e più grandi scocciature, ma poi sono arrivati i risultati.
La conferenza, che ha visto la partecipazione di due Premières Dames, ministre e parlamentari da altri paesi africani, rappresentanti della società civile e della cooperazione, è stata l’occasione per riaffermare e rafforzare la volontà politica a livello regionale per dire “Basta” alle mutilazioni genitali femminili. Gli interventi degli speaker, da Emma Bonino al rappresentante della Cooperazione Italiana, alla ministra dell’Azione Sociale del Burkina Faso, sono stati chiari ed espliciti. Durante il lavoro nelle sessioni, stati finora poco rappresentati nella lotta alle mutilazioni genitali femminili hanno fatto sentire la loro voce. La dichiarazione finale si presenta come un documento denso di contenuti, speranze, impegno.
Diciotto dei ventotto in cui si pratica l’escissione hanno una legge che proibisce e sanziona la pratica. È emersa una precisa volontà di migliorare l’applicabilità della legge, integrare ed armonizzare le legislazioni a livello regionale, rafforzare la cooperazione fra stati e coinvolgere i media nelle campagne di sensibilizzazione.
La conferenza ha ricevuto ampia copertura mediatica a livello internazionale e sul territorio burkinabè, soprattutto via radio, dove sono stati trasmessi servizi in sei lingue locali.
La radio è fedele compagna di molti burkinabè, soprattutto nelle zone rurali dove la televisione è assente e accompagna il lavoro nei campi, i momenti di ozio nel cortile di casa, o l’attesa dei clienti davanti alle bancarelle.
Nelle frequenze disturbate della radio, il messaggio si diffonde e va lontano, unendosi al ronzio incessante dei motorini in corsa in tutti i quartieri di Ouaga.

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