Dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona il primo dicembre 2009 si parla ancora di piú dell’Europa e del suo futuro. Una grande confusione regna nella mente dei cittadini che vogliono tenersi al passo con gli sviluppi dell’Unione: un sovrapporsi di nomi, istituzioni procedure vecchie e nuove, cambiamenti solo fittizi, cambiamenti reali, vecchie politiche, nuovi orizzonti europei.
Non è facile districarsi tra Presidenti, Alti Commissari, baroni e baronesse e capire quale direzione l’Europa stia prendendo.
Così come non è facile capire la situazione del Belgio, paese che ospita gran parte delle istutizioni europee, “cuore dell’Europa unita”.
In Belgio ci sono tre comunitá culturali e linguistiche: quella fiamminga, maggioritaria e che si trova nel nord del paese, quella dei valloni francofoni a sud e quella germanofona, la piú ridotta.
Il Belgio è diviso in tre entitá geografiche e culturali che tuttavia non corrispondono completamente alle tre comunitá culturali e linguistiche sopracitate: sono la Regione delle Fiandre (a maggioranza fiamminga), la Regione della Vallonia (a maggioranza vallona-francofona) e la Regione di Bruxelles capitale (con uno status speciale bilingue).
A partire dagli anni 60 si è assistito a una progressiva decentralizzazione nel sistema politico belga, attraverso l’adozione di diverse leggi anche sulle comunitá linguistiche. Nel 1963 una legge ha dato a Bruxelles uno status bilingue, nonostante sia al 90% francofona, per giustificarne il ruolo di capitale dello stato. Nel 1993 la nuova costituzione ha fatto del Belgio uno Stato Federale diviso in due comunitá culturali e linguistiche.
L’antagonismo latente tra la comunitá vallona e quella fiamminga è oggetto di dibattito e di attenzione pubblica a livello nazionale. L’ipotesi di una separazione viene ventagliato di tanto in tanto da partiti secessionisti, da vari opinionisti, da studiosi e politologi che sostengono la possibilitá di una futura divisione del Regno del Belgio in due stati indipendenti.
E’ soprattutto dalla comunitá fiamminga che si levano voci separatiste, per motivi economici e culturali. Economicamente le Fiandre sono una regione piú prospera e non vogliono piú pagare per la Vallonia, regione in crisi di de-industrializzazione. Si tratta di ció che Jean-Yves Camus, ricercatore all’Institut de relations internationales et stratégiques, ha definito come “egoismo economico e sociale”. Alle ragioni economiche si aggiungono quelle culturali: per lungo tempo le Fiandre sono state vittime dello snobbismo francofono (tanto che la prima Universitá in lingua fiamminga risale solo al 1930) e quindi nutrono tutt’oggi un forte risentimento.
La situazione di Bruxelles blocca una possibile separazione del paese : nell’ipotesi di una divisione, cosa farsene di Bruxelles? Ovvero, come risolvere il problema della capitale bilingue nel cuore del Belgio? Nessuna soluzione pare soddisfacente.
Bruxelles quindi è uno dei motivi che tengono unite le due regioni. La situazione nazionale mi sembra un ossimoro: ma come, proprio il paese simbolo dell’Unione Europea si trova ad affrontare un malessere interno e a lottare contro la disgregazione delle sue stesse comunitá? Come si puó parlare di Unione Europea, quando risulta complessa l’unione nello stesso Belgio, un paese con poco piú di 10.000.000 di abitanti?
Eppure il Belgio, con il suo motto "Einigkeit macht stark"-"L'Union fait la force"- “Eendracht maakt macht" (l’unione fa la forza), puó ben rappresentare quello che è l’Europa: una moltitudine di voci, popoli, culture, interessi economici. Che si uniscono anche perché quella pare essere la via piú conveniente.
E poi... senza Unione Europea, cosa farsene di Bruxelles?
Valentina Pomatto
mercoledì 6 gennaio 2010
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